Caratteristiche della norma ISO 13485
La base della norma ISO 13485, come dichiarato nel testo stesso, è la ISO
9001.
L’uso del carattere “corsivo” evidenzia le peculiarità della 13485 rispetto
alla 9001, il cui testo è riportato in caratteri normali.
La struttura normativa è formalmente identica alla ISO 9001 e denota come, a
parità di altri sistemi di norme quali quelle del settore automotive, la
13485 sia, di fatto, una norma per i sistemi di gestione per la qualità con
requisiti aggiuntivi e/o particolari e specifici rispetto alla iso9001.
Scorrendo il testo della norma, dopo le parti iniziali che evidenziano,
attraverso anche l’introduzione di una terminologia specifica del settore
medicale, gli scopi e le caratteristiche peculiari dei sistemi qualità del
settore, il capitolo 4 introduce le parti di requisiti documentali di
sistema.
I requisiti sono sostanzialmente identici alla ISO 9001 e vengono integrati
solo dalla stretta connessione con i presidii e dispositivi medici: pertanto
i requisiti cui essere conformi prevedono i anche requisiti cogenti
specifici del settore medicale come anche prescrizioni e regolamenti
territoriali (nazionali o regionali).
E’ inoltre specificatamente richiesta la predisposizione di un archivio
specifico di requisiti e caratteristiche dei dispositivi medici.
A livello di workflow documentale è particolarmente sottolineata l’esigenza
di riesaminare e approvare i documenti.
Il capitolo 5 dedicato alla Responsabilità della Direzione rafforza i
contenuti della ISO 9001 aggiungendo in modo specifico la necessità di
soddisfare i requisiti Cliente: è evidente quindi che l’enfasi è posta sul
conoscere quali sono questi requisiti e sul conoscere esattamente “chi è il
cliente”.
Si tratta di un aspetto che potrebbe sembrare semplicistico e quasi banale e
invece rappresenta un sottile ed intelligente “remark” su un aspetto che è
spesso trascurato o disatteso da chi si certifica ISO 9001: nel settore dei
dispositivi medici il Cliente può essere sì la struttura sanitaria, ma anche
l’utilizzatore finale.
Coerentemente, fra i compiti del rappresentante della direzione è incluso
quello di promuovere la consapevolezza di tutta l’organizzazione sui
requisiti del sistema.
Questa frase nasconde in realtà la necessità di dare evidenza che questa
“consapevolezza” sia effettiva, reale, concreta. Su questo punto infatti
rendere evidente e oggettiva la consapevolezza è affare problematico: le
organizzazioni più evolute e virtuose, a seguito di programmi di formazione
e sensibilizzazione a diversi livelli di personale, attuano anche indagini a
mezzo di questionari, interviste e audit specifici.
Sul capitolo 6 ,dedicato alle risorse, l’accento è posto sulle attività di
mantenimento (o manutenzione) dei locali ed ambienti nei quali si svolge
l’attività dell’azienda. Si tratta di ulteriori elementi che enfatizzano
come questo tipo di risorse può avere una importanza notevole sulla qualità
del servizio/prodotto: ricordiamo che è sostanziale le definizione di
dispositivo medico presente nella parte iniziale della norma (nella sezione
della terminologia e definizioni) .
Si tratta in sostanza di identificare quali sono o possono essere le
correlazioni fra ambiente e qualità (cioè soddisfacimento dei requisiti) che
il dispositivo deve soddisfare.
E’ sottinteso quindi che aspetti quali la sterilizzazione dei componenti, il
grado di pulizia, la protezione da radiazioni ottiche che possono provocare
invecchiamento o degrado delle caratteristiche dei materiali usati
rappresentano solo alcune delle situazioni da considerare.
Seguendo (in maniera analoga alle ISO 14001 ad esempio) la vita del prodotto
è abbastanza ovvio che tali prescrizioni tocchino anche le fasi di
immagazzinamento, trasporto, consegna, ecc… che saranno esaminate anche nei
capitoli successivi.
Il capitolo 7 sulla realizzazione del prodotto prevede aspetti specifici
importanti.
Innanzitutto una o più procedure sulla progettazione sono richieste come
requisito: questo elemento è da considerarsi come obbligatorio ed aggiuntivo
rispetto ai sistemi ISO 9001.
Ma altrettanto importante è l’inserimento dei punti a) ed e) fra gli
elementi di ingresso alla progettazione: requisiti prestazionali e
funzionali di sicurezza ed elementi di ingresso nella gestione dei rischi.
Una lettura fra le righe potrebbe suggerire l’adozione di metodi di
previsione progettuale quali la DFMEA.
Interessante anche l’uso del termine “convalida” nella fase di uscita dalla
progettazione: è molto simile al concetto di validazione della ISO 9001: è
probabile che l’uso di una parola diversa sia stato determinato dal voler
sottolineare la necessità di analisi di conformità ai requisiti cogenti a
livello territoriale (regolamenti).
Procedendo nella lettura troviamo un ulteriore requisito “documentale” e
cioè la necessità dell’organizzazione di dotarsi di procedure documentate
relative agli “approvvigionamenti”.
Non solo: la necessità di procedure documentate è ulteriormente riportata
nel prosieguo del testo quando si parla di produzione.
Qui il requisito è pressante in quanto sono specificatamente richieste
procedure, istruzioni di lavoro, procedure di misurazione, che, “ove
necessario” , dovranno essere messe realizzate e messe a disposizione.
Quell’ “ove necessario” rappresenta un ambito di opinabilità ampio: a
livello di processo di certificazione immaginiamo quindi che la “necessità”
di cui sopra venga determinata da fattori di natura diversa e mutevole e
possa richiedere all’organizzazione un impianto documentale anche complesso.
A questa richiesta si lega anche un parallelo impianto di registrazione e di
tracciabilità anche documentale legato al prodotto (identificazione e
registrazione dei lotti di produzione con la necessità di verifica ed
autorizzazione).
Nel capitolo sono anche specificati requisiti relativi a pulizia,
sterilizzazione, ecc.: si tratta di peculiarità che richiamano la necessità
di oggettivizzare e dimostrare il soddisfacimento. Si evidenzia quindi una
sorta di “circolarità” della norma , cioè un rinvio a requisiti specifici
nell’ambito della gestione delle attrezzature di misurazione e dei test
specifici che dovranno assicurare e dimostrare il soddisfacimento dei
requisiti di pulizia e di sterilità applicabili.
Interessante anche il paragrafo che definisce la necessità di opportune
procedure di “assistenza” qualora questa rappresenti un requisito
specificato.
Il paragrafo 7.3 e relativi sottoparagrafi richiede l’adozione di procedure
per garantire la Tracciabilità e la corretta identificazione dei prodotti
(specificando la situazione di identificazione del “conforme” dal “non
conforme”.
Il livello di rintracciabilità è spinto al punto che viene richiesto anche
ad agenti e distributori dell’organizzazione di conservare le registrazioni
sui dispositivi medici trattati e di tenerle disponibili per eventuali
ispezioni.
Questo elemento può essere critico nella gestione documentale in quanto
richiede all’organizzazione di farsi, in un certo modo, garante anche per la
parte di rete commerciale.
Come anticipato poco sopra, compare puntualmente una citazione relativamente
alla “vita del prodotto”che può richiedere l’adozione di apposite procedure
anche per garantire il controllo dell’immagazzinamento dello stesso e la
verifica periodica del mantenimento delle proprie caratteristiche di
conformità.
In perfetta coerenza con quanto riportato sinora il punto relativo alle
attrezzature e ai dispositivi di misurazione monitoraggio richiede
l’adozione di apposite procedure: è il leit motif di tutta la ISO 13485; il
sistema di gestione che prenda a modello questa norma è pesantemente
influenzato dalla necessità di dotarsi di procedure specifiche.
In parte sembra essere una regressione verso l’edizione del 1994 delle ISO
9000: allora quasi ogni singolo capitolo richiedeva una procedura
documentata.
In questa sede le procedure obbligatorie sono quindi molte più di 6, ma non
è definibile un numero massimo perché tale necessità è correlata a quanto
necessario per garantire la conformità del sistema; si ritiene però
abbastanza prudente un approccio che porti ad almeno una procedura per ogni
punto della norma dove questa necessità è esplicitamente richiamata.
Il capitolo 8 introduce alcune ulteriori sottolineature dell’importanza
di una tracciabilità estesa e delle informazioni di ritorno: un intero
paragrafo (8.2.1) richiede una procedura per gestire le segnalazioni di
ritorno. E’ evidente che i rischi connessi ad eventuali aspetti di
compatibilità con l’organismo dei dispositivi medici richiede che ogni
minima informazione proveniente dall’applicazione di tali dispositivi debba
essere valutata per non incorrere in situazioni di emergenza (campagne di
richiamo ad esempio).
Tale necessità è resa ancor più evidente da un punto del paragrafo 8.3 che
specifica chiaramente come le attività di accettazione in concessione di
prodotti non conformi (quelle che sono note ai responsabili di sistema
qualità con il più familiare termine di “deroghe”) siano soggette a
regolamentazioni particolari applicabili.
Dai ritorni di informazione alla necessità di divulgare le informazioni sul
campo il passo è breve e un preciso paragrafo viene associato al concetto di
miglioramento in tal senso.
La norma quindi pone, fra i requisiti la necessità di dotarsi di procedure
per l’emissione e attuazione di note informative.
E’ un punto peculiare della norma che lo impone come supporto anche a
requisiti cogenti come regolamenti specifici nazionali o di regione.
Conclusioni
La norma in esame presenta quindi una struttura tipica di sistema.
Si parte da un sistema che deve avere i requisiti della ISO 9001 che sono
però, in quest’ambito , elementi minimali, necessari ma assolutamente NON
sufficienti.
I requisiti aggiuntivi non possono essere efficacemente attuati (il ricorso
alla parola EFFICACIA è ancora più utilizzato in questa norma rispetto ad
altre) se non sussiste un sistema in grado di sostenerli.
Aldilà delle richieste implicite, si evidenzia immediatamente una prima e
importantissima caratteristica della norma: la 13485 richiede la gestione di
un numero di procedure molto maggiore rispetto alla ISO 9001.
La struttura documentale quindi è la prima a dover essere sostenere il peso
di documenti prescrittivi aggiuntivi che recepiscono anche regolamenti e
direttive esterne al sistema.
Chiaramente questo corpo documentale può essere più o meno ponderoso a
seconda del dispositivo medico e delle relative regolamentazioni.
Il secondo elemento direttamente correlato al primo citato è quello di una
organizzazione delle registrazioni: la situazione è qui ancora più complessa
perché la registrazione è legata al documento, al metodo di prova, al
riesame e approvazione ecc… In sostanza la necessità di una interrelazione
chiara e definita fra documenti prescrittivi e registrazioni è qui
fortissima; non si dimentichi inoltre il punto citato relativo alla
tracciabilità delle registrazioni estesa ad agenti e distributori.
L’organizzazione che intende dotarsi di un sistema di gestione per la
qualità secondo le ISO 13485 deve quindi essere preparata ad una
documentazione più estesa e numerosa, ad una serie di attività di dettaglio
elevato per garantire gli elementi di tracciabilità del prodotto, una serie
di controlli e sorveglianze da gestire in maniera dinamica in base anche
alle variazioni di regolamenti e prescrizioni, nonché secondo le
informazioni di ritorno.
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